mercoledì 26 novembre 2014 | 02:08

TRAFFICO DROGA ITALIA-USA, I SOLDI SUL TITANO

66 arresti, oltre 1000 kg di coca sequestrati e 3 conti correnti a San Marino per 1 milione e mezzo di euro

TRAFFICO DROGA ITALIA-USA, I SOLDI SUL TITANO

SAN MARINO - Era un vero e proprio sistema di 'money laundering' e 'drug trafficking' quello messo in piedi da un'organizzazione criminale internazionale dedita al traffico di sostanze stupefacenti e al reinvestimento dei proventi ricavati. L'operazione 'Fire and Ice', articolata in circa due anni di indagini che hanno attraversato gli stati esteri, sotto la lente della Squadra Mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi, e della Dea (Drug Enforcement Administration) statunitense, con il coordinamento del procuratore distrettuale Antimafia, Giancarlo Capaldo, ha consentito l'arresto di 66 persone, di cui 14 in Italia.
Sequestrati oltre 1000 kg di cocaina, di cui circa 200 chili purissimi stoccati in attesa del ritiro al deposito dell'aeroporto di Fiumicino. Pedinamenti, tracciati bancari e agenti sottocopertura della Polizia hanno consentito di ricostruire la filiera del riciclaggio del traffico di droga lungo la rotta Roma-Boston.
Complessivamente gli investigatori, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno proceduto al sequestro di beni per oltre 10.000.000 di euro tra cui 3 conti correnti attivi presso istituti di credito di San Marino per un totale di 1.500.000 di euro.
La droga, proveniente dalla Colombia e diretta verso l'Italia per essere poi distribuita nel territorio romano, veniva caricata in casse contenenti statuette e viaggiava su aerei di linea in partenza dalla Repubblica Dominicana. Il denaro, provento della cocaina, faceva il percorso inverso perchè finiva in Sud America nascosto in alcune scatole di scarpe grazie a cinque cittadini libanesi che, dopo essere stati a Roma, utilizzavano voli in partenza da Beirut o dalla Germania. E' andato avanti così, per oltre due anni, il traffico internazionale di droga che ha coinvolto America, Colombia e Italia. Un affare, smascherato dalla Dea statunitense e dalla squadra mobile di Roma che, anche grazie a un agente sotto copertura, sono riusciti ad arrestare 69 persone e a sequestrare beni per oltre dieci milioni di euro e cocaina per 1800 kg.
Nella capitale quasi tutti i protagonisti di questa vicenda, in realtà, sono già sotto processo da diversi mesi ma tutto era andato avanti nella massima segretezza per consentire alle autorità americane di completare i loro accertamenti.
Questi i numeri dell'attività svolta dalla Direzione distrettuale antimafia, guidata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo: 400mila euro in contanti sequestrati nel maggio 2010 assieme a 225 kg di 'polvere bianca', sei decreti di fermo, tre ordinanze di custodia cautelare e cinque mandati di arresto europeo nei confronti dei libanesi. E il blocco di un milione e mezzo di euro che giacevano in tre conti correnti attivi a San Marino e riconducibili a Damaso Grassi, 58 anni, nullatenente per il fisco italiano, ma titolare di fatto di un negozio di abbigliamento sull'Appia e proprietario di una villa con due piscine a Grottaferrata. Era lui, secondo la polizia, a incontrare i colombiani, quasi sempre in luoghi turistici (come l'isola di Aruba) per ordinare il quantitativo di stupefacente necessario per rifornire il mercato romano. Sua moglie, Daniela Staiano, era delegata a gestire i conti in banca. Anche Alessandro Aquila (cui è attribuita la proprietà di una villa lussuosa a Palestrina) manteneva i rapporti con i colombiani quando non poteva farlo Grassi. C'era poi Roberto Panichi (residente a Monterotondo dove aveva anche un maneggio) che si preoccupava di verificare che la droga, a Santo Domingo, venisse caricata su aerei diretti in Italia. A Fiumicino, la 'coca' veniva presa in consegna da Walter Valentini, che sbrigava le pratiche doganali, e finiva nelle mani di Roberto Pecci che, fornito di bolla di accompagnamento e di ordinativo, rappresentava una ditta romana realmente esistente (ma all'oscuro di tutto) per il ritiro delle casse. I libanesi, poi, si facevano dare da Grassi i soldi in contanti (trasportati in grossi trolley) che finivano in Sud America.

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